Confraternita Maria SS del Soccorso Pietraperzia lu Signuri di li fasci - Venerdì Santo Sicilia

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               Prof. Gaetano Correnti.
 Tecnico nel recupero dei beni di BB. CC. ed AA
Tecnico del restauro di dipinti, sculture e affreschi.
      Via dei Mulini 41, 90036 Misilmeri (PA).

RELAZIONE TECNICA DEL RESTAURO DELLA SCULTURA LIGNEA POLICROMA, RAFFIGURANTE
IL SS. CROCIFISSO DELLA CHIESA M. SS. DEL SOCCORSO. PIETRAPERZIA (EN).

Analisi dello stato conservativo.

      La scultura lignea del SS. Crocifisso - detto “Di li Fasci”- di Pietraperzia, si presentava in cattivo stato di conservazione: spessi strati di ridipintura ad olio e smalto e pesanti stuccature, imbavagliavano e rendevano poco leggibile la natura e la raffinatezza originale dell'opera, la quale si è da subito evidenziata già fin dai primi saggi di pulitura.
      Il supporto ligneo di tiglio, non presentava gravi deterioramenti, tranne il rifacimento di alcune falangi rozzamente intagliate e qualche microlesione nell'attaccatura delle braccia, causate sicuramente dagli urti processionali.
      L’opera risultava totalmente illeggibile a causa dei notevoli spessori di stucco e colore sopramesso in tutta la superficie i quali hanno modificato, nel corso dei secoli, l’originaria sinuosità ed eleganza dell’intaglio. I grossolani interventi, sicuramente realizzati sin dalla prima metà del secolo XVII, risentivano senza dubbio di un “imbaroccamento” dell’esile e raffinata morfologia del Cristo.
Tutti i sottosquadra dell’intaglio ed in particolare il perizoma, i piedi ed il costato, risultavano accecati nei rilievi.
     L’applicazione di indagini chimico-fisiche, hanno fornito utili elementi conoscitivi sulle tecniche di esecuzione del supporto e della pellicola pittorica ed hanno chiarito molti aspetti del loro stato di conservazione.

Intervento di restauro.

      L'intervento di restauro del Crocifisso di Pietraperzia, è stato condotto secondo criteri scientifici e nel rispetto dei principi e delle teorie del restauro moderno. È stato così effettuato seguendo procedure e metodologie opportunamente studiate per restituire la corretta leggibilità dell'opera, rispettandone comunque la materia originale e il valore storico.
       Il restauro è stato preceduto da un’attenta ed indispensabile fase di studio e ricerca bibliografica specifica e fondamentalmente dall’osservazione visiva e diretta del manufatto e dall’analisi diagnostica di alcuni campioni prelevati. In tal modo sono stati acquisiti tutti i dati conoscitivi relativi alle tecniche esecutive dell’opera, al suo stato di conservazione e a tutti gli interventi precedenti. Ogni informazione ottenuta in questa fase di studio, è stata opportunamente elaborata per programmare ed eseguire il restauro secondo la metodologia più corretta. Inoltre, sia per lo studio che per tutte le fasi di intervento è stata prodotta una documentazione grafica e fotografica.
      Si è proceduto, in un primo momento, alla fase di pulitura dei forti spessori di colore a olio, smalto e biacca, eseguendo dei test preliminari che miravano ad individuare il sistema compatibile con i materiali costitutivi ed allo stesso tempo più idonei per la rimozione degli stati sopramessi e non pertinenti con quelli originali.
       Si sono adoperati degli impacchi di miscele solventi, per la rimozione dei molteplici strati di ridipintura. Nel procedere, le fasi di pulitura diventano più laboriose e complicate per la difficoltà di rimozione delle parti più tenaci e resistenti di forti stuccature per più millimetri. Le braccia già lesionate risultavano legate al tronco con varie fasce di tela e colla forte cristallizzata (vari e grossolani interventi di incollaggio delle braccia al tronco). Pertanto, è stato indispensabile agire meccanicamente con l’ausilio di bisturi, fino al raggiungimento di un livello uniforme su tutta la superficie. Dopo la rimozione di quasi tutte le superfetazioni, l’intera superficie originale dell’opera risultava essere completamente ridipinta con uno spesso strato di biacca cristallizzata di colore verde, che è stata rimossa sempre con procedimento meccanico, ma più dettagliatamente e con ulteriori impacchi di solventi quali ammorbidivano non soltanto la biacca, ma lo strato di sporco (vernici ossidate, nero fumo, depositi di polvere), sullo strato pittorico originale.
       Una volta terminata la pulitura, la scultura ha rivelato la sua vera natura, quasi come una nuova genitura, per la cromia dell’incarnato, il perizoma dorato a zecchino a strisce blu, per l’elegante anatomia e per la resa realistica delle vene degli arti, realizzate con il classico procedimento dello spago sotto la preparazione e il colore.
       Una volta terminata la pulitura si è proceduto alla successive fasi di restauro: ricollocazione delle braccia al tronco mediante la riattivazione delle antiche ammecciature, con l’ausilio di colla (Cervione). Per restituire l’equilibrio formale della scultura, si è proceduto con la stuccatura delle varie lacune e microlesioni con l’impasto di “gesso di bologna” e “colla di coniglio”. Una stesura di vernice “Retaucher”, ha permesso di avere una visione più omogenea della superficie. In seguito è stata effettuata la reintegrazione pittorica delle lacune e l’equilibratura cromatica generale, la quale ha garantito un’adeguata presentazione estetica del manufatto. È stata utilizzata la tecnica del puntinato con colori reversibili a vernice. A conclusione è stata effettuata la verniciatura finale con una stesura di vernice “Retaucher” ed una di “Matt”.
       Il restauro scientifico ha riconsegnato all’opera la sua originale integrità estetica e storica.

Prof. Gaetano Correnti

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