Confraternita Maria SS del Soccorso Pietraperzia lu Signuri di li fasci - Venerdì Santo Sicilia

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La Processione - parte prima

 

IL VENERDÌ SANTO

Testo di Giuseppe Maddalena

Sin dalle prime ore del mattino del Venerdì Santo, nella chiesa Maria SS. del Soccorso detta comunemente del "Carmine", fervono i preparativi per la processione serale.

All'interno della chiesa viene sistemata l'antica croce che nel 1904 si spezzò durante la processione e sulla quale verrà posto nel pomeriggio il Crocifisso, subito dopo la deposizione dalla cappella.

Il Crocifisso custodito nella chiesa è contemporaneo alla costruzione della chiesa ed è opera in legno di sorbo di uno scultore della famiglia Matinati di Messina.

Non è facile descrivere a coloro che non vi hanno mai partecipato, i momenti più importanti, i sentimenti, le emozioni che si vivono durante la processione.

La devozione al Crocifisso è strettamente legata alla chiesa di Maria SS. del Soccorso dove ha la propria sede la Confraternita omonima.

Alle ore 15.00 (l'ora nona dei vangeli), in un silenzio surreale, in una chiesa gremita di fedeli partecipi, i Confrati depongono il Crocifisso prelevandolo dalla cappella e il silenzio è rotto dall'invocazione dei confrati: "Pietà e Misericordia Signuri".

Fra la commozione generale il miracoloso Crocifisso viene posto alla venerazione dei fedeli.

Inizia l'omaggio del popolo pietrino che dura tutto il pomeriggio. I fedeli sfilano davanti al Cristo portando a benedire, secondo l'antica tradizione, un nastro di colore rosso, simbolo della Passione di Gesù Cristo, della misura del corpo del Crocifisso, sul quale viene misurato, da cui deriva, appunto, il nome di misuredda (piccola misura). La "misuredda" viene legata ad un braccio in segno di protezione e viene successivamente conservata dai fedeli.

La Croce è costituita da una trave di legno di cipresso di circa nove metri di altezza che viene innestata su una base cubitale in legno di rovere detta "vara".

Alle ore 18.00 i Confrati iniziano il montaggio del fercolo, portando fuori dalla chiesa la Croce che viene immediatamente montata nella vara e posizionata nel preciso posto in cui avverrà l'alzata.

L' attuale vara è stata realizzata nel 1989 dal falegname pietrino Salvatore Vitale, in sostituzione della precedente, dopo la rottura avvenuta nello stesso anno.

Il cerchio in ferro viene montato nella parte alta della Croce ed inizia da questo momento la legatura delle fasce che si protrae fino alle ore 20.00.

Le numerose fasce che cominciano ad essere annodate sono strisce di lino bianco della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri, che vengono allacciate alla Croce a metà della loro misura totale, producendo il raddoppiamento del numero reale delle stesse.

Vengono, in ultimo, montati i raggi ed infine "lu munnu" un globo di legno e vetri colorati, simbolo dell'universalità del Cristo.

Il pellegrinaggio dei fedeli, che per tutto il pomeriggio ha scandito il passare del tempo, ha termine poco prima che il Crocefisso venga portato fuori dalla chiesa.

I confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine perpetuando l'antico rito del "passamanu", con sincronico e commovente passaggio da una mano all'altra, permettono al Crocifisso di giungere all'esterno, mentre invocano "Pietà e Misericordia Signuri".

Sulla Croce, pronta per essere innalzata, il Crocifisso viene posto dal Governatore.

Ai piedi del Crocifisso vengono posti dei fiori che ogni anno arrivano da parte di anonimi fedeli.

Prima dell’alzata viene portata fuori dalla chiesa la forcella, un’asta in legno e ferro che dovrebbe sostenere l’alzata, ma che ha in effetti il solo significato simbolico di avvertire che tutto è pronto per dare inizio alla processione.

L' attenzione degli astanti si pone sul Confrate guida, in attesa del segnale che tutti attendono.

Con lo sguardo volto ad accertarsi che le fasce siano state sistemate in modo equilibrato e che ognuno sia al posto giusto, il Confrate batte tre colpi sulla "vara" e in un guizzo di luce bianca la Croce è posta in posizione verticale pronta per iniziare la processione.

Appena alzato, il fercolo si erge in tutta la sua maestosità.

Nel momento in cui viene alzato, il fercolo diviene un complesso vivente, attivo, non composto da materia inerte, ma bensì da persone che, unite nel trasporto del Cristo in croce, si fondono fino a creare un corpo unico.

La vara di "lu Signuri di li fasci", ha nella sua mole, una caratteristica peculiare: è soggetta ad una continua metamorfosi.

E' per questo che in alcuni tratti si allarga in tutta la sua grandezza, in altri si restringe ed a volte si allunga, si piega, fino a dare lo spettacolo del complesso della vara costretto ad assumere una forma oblunga che esplode improvvisamente non appena ritrova lo spazio sufficiente.

Mentre i possessori di fasce, si adoperano a disporsi nei loro settori, i portatori (fedeli dotati di forza fisica e di altrettanta fede) provvedono a prelevare le aste e ad acconciare il fercolo per la partenza.

La processione, aperta dalla Confraternita del Soccorso, segue un ordine prestabilito e consolidato nel corso dei secoli.

Il fercolo  di  "lu Signuri di li fasci"  inizia  la processione,  con una perfetta  sincronia dei fedeli  (circa cinquecento tra portatori e possessori di fasce)  che ne consentono il movimento.

Nel mentre dalla chiesa del Carmine a breve intervallo di tempo i portatori, conducono fuori dalla chiesa l'Urna e la predispongono per la processione.

L’Urna con il Cristo morto è opera del valente artigiano Filippo Panvini che la realizzò in stile baroccheggiante nel 1933.

Sul sagrato antistante  la chiesa  Madre viene portato dalle donne il fercolo dell' Addolorata, che attenderà il passaggio degli altri due fercoli per accodarsi e chiudere la processione.

A Pietraperzia, il fercolo dell'Addolorata è portato a spalla dalle donne della Confraternita omonima.

Si ringrazia per il sottofondo musicale il maestro Salvatore Bonaffini

 

Seconda Parte

Terza Parte

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