Confraternita Maria SS del Soccorso Pietraperzia lu Signuri di li fasci - Venerdì Santo Sicilia

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La Processione - parte seconda

 

La processione percorre via Barone Tortorici e via Garibaldi.

Un giro particolare è quello che da via Garibaldi immette in via Rosolino Pilo.

Con una precisione millimetrica la guida della vara deve calcolare l'angolo del giro per consentire una perfetta manovra, pena il sovraccarico sulle spalle dei portatori e l'aggrovigliarsi delle fasce, con conseguente instabilità del fercolo.

I rifacimenti urbanistici atti a consentire il perfetto svolgersi della processione sono stati notevoli.

Banchine tolte, piazzole create per l'occasione, fili elettrici dell'impianto d'illuminazione pubblica spostati per consentire il passaggio del fercolo.

Interventi che ai non Pietrini potrebbero apparire strani, ma "lu "Signuri di li fasci" assurge per gli abitanti di Pietraperzia a simbolo della comunità locale e principale momento di aggregazione collettiva.

Nella preparazione della processione, infatti, esiste un rituale preciso e rigoroso, ricco di simboli, di prescrizioni e di atti da cui nessuno può prescindere.

Le soste effettuate lungo il tragitto, normalmente ad ogni incrocio, consentono a chi non può uscire da casa di vedere il Cristo e soprattutto ai portatori una breve sosta.

I portatori sono il motore e l'anima del fercolo. Sono essi, infatti, con la loro forza fisica e spirituale, ad assorbire il peso e le sollecitazioni della "vara", ma ciascuno di essi porta il fercolo per devozione e voto e da questa fede trae la forza necessaria per portare a termine la processione.

Numerosi sono gli emigrati che ritornano per l' occasione a Pietraperzia per adempiere al voto di portare "lu Signuri" e di attaccare la fascia.

La fascia, al di la del semplice fatto fisico dell'equilibrio del fercolo, ha un significato molto più profondo ed intrinseco.

Essa rappresenta, per il fedele Pietrino, una promessa, un voto, un legame con il passato e con i propri cari, che la realizzarono per devozione e che durante la loro vita la legarono ai piedi del Cristo, lasciandola in eredità ai loro familiari che, per rispettare un antico voto e per fede continuano ad attaccarla ancora oggi.

In alcune di esse vi è ricamato l'anno di realizzazione. Una delle più antiche porta inciso l'anno 1888.

Questa lunga striscia di lino bianco rappresenta un legame tra l'uomo terreno ed il Figlio di Dio morto in Croce per redimere gli uomini.

Ai piedi del Crocifisso - che da secoli protegge i Pietrini - la comunità di Pietraperzia si stringe nel giorno della commemorazione della Sua morte, unita simbolicamente a tutti gli emigrati sparsi per il mondo.

La processione ha radici molto antiche.

Già nel 1776 Fra Dionigi da Pietrapercia, storico locale che scrisse la storia della Madonna della Cava, ci dà notizia del Crocifisso scrivendo che "si gira per questa patria in processione", nel giorno del Venerdì Santo.

Nell'anno 1904, durante la processione, la parte terminale della lunga Croce si spezzò scivolando sopra le fasce ma il Crocifisso fu prelevato da un sacerdote prima che raggiungesse il suolo.

La costernazione dei fedeli fu grande, ma la Confraternita non si perse d'animo ed immediatamente si adoperò affinché un nuovo fercolo fosse approntato per l'anno seguente.

Il valente falegname pietrino Vincenzo Marrocco ebbe l’incarico dal Governatore della Confraternita Filippo Di Gregorio di ricavare da un albero di cipresso - tagliato per l'occasione in contrada Don Cola - la nuova croce tuttora in uso.

Lo stesso Marrocco apportò alcune modifiche alla meccanica del fercolo predisponendo un cerchio diviso in due per consentire che al termine della processione, non appena vengono tolti le viti di tenuta, le fasce siano slegate in modo rapido.

Un analogo caso interruppe la processione del 1989. Quando il fercolo di “Lu Signuri di li fasci” stava per raggiungere la piazza antistante la Chiesa Madre si udì un scricchiolio.

La processione fu interrotta, mentre la “vara” veniva posta in maniera orizzontale per accertare la possibilità di riparare il danno. I tentativi furono vani poiché, i supporti matallici che avrebbero dovuto bloccare la vara nel momento dell’alzata, cedettero e il fercolo scivolò sulle braccia dei fedeli.

Grande fu la commozione degli astanti quando, non potendosi continuare la processione, il fercolo in posizione orizzontale fu riportato nella chiesa del Carmine.

Il Crocifisso che da secoli volge lo sguardo sofferente verso la comunità pietrina, permise anche questa volta di evitare pericoli maggiori.

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Si ringrazia per il sottofondo musicale il maestro Salvatore Bonaffini

Prima Parte

Terza Parte

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